Matteo Bernardini

«Randomness is the way»

Il senso della vita non esiste, è inutile che lo cerchi, ti farà solo male. Sei tu a doverlo creare, la vita è tua.
Matteo Bernardini
It doesn’t matter how you feel, because you don’t actually feel at all.
It matters how you want to feel. Want it, feel it: convince yourself.
Matteo Bernardini
Quando una persona ti parla dei suoi problemi non significa che si sta lamentando, significa che si fida di te.

cravings:

when a teacher asks me a question and demands a super quick answer

image

Noo, image not available!

Ehm… Mi ha sgamato :’)

Non potete capire quanto stimo questo tizio. Vi giuro che ho comprato la chitarra per suonarla così! Ovviamente non ci sono mai riuscito :P

Era ora! Questo è il primo brano che ho composto quando ho iniziato a suonare il pianoforte, ovvero a 12 anni. Ascoltatelo, condividetelo, scaricatelo (è gratis!) e fatemi sapere cosa ne pensate ;)

Altra notizia: ho intenzione di rilasciare i brani che ho composto, quindi preparatevi per il rilascio dei miei album! Non li caricherò su SoundCloud ma su BandCamp, perché non per cattiveria ma voglio metterli a pagamento (ad un prezzo basso però, quindi non vi preoccupate). Mi pare il minimo di ricompensa, no?

Perplessità sui Social Network

È una dipendenza che nessun utente può togliersi: controllare se sono arrivate nuove notifiche sul proprio terminale. È una prassi entrata ormai nella routine della maggior parte delle persone, che sono solite portare in tasca uno strumento che permette di estendere le loro vite e interazioni sociali.

Ci riferiamo ai social network, nati in realtà già nei primi anni di diffusione del web - vedasi ad esempio MSN e le prime chat IRC - ma che si sono sviluppati e diffusi solo in anni recenti. Il più conosciuto è Facebook, ma godono di una diffusa popolarità anche Twitter, Tumblr, Flickr, Google Plus e YouTube.

La loro diffusione ha inevitabilmente cambiato i modi con cui le persone si relazionano, soprattutto i ragazzi, dati i loro vantaggi, comodità e svariate funzioni. Se fino a qualche tempo fa, ad esempio, organizzare una festa era un’attività che richiedeva una certa pazienza, soprattutto nel contattare gli invitati, ora questo passaggio, grazie ad un social, diventa più semplice se non automatico, dato che potremo sapere in anticipo se un invitato non verrà perché per il giorno stabilito ha un altro impegno, o addirittura sarà il social stesso a suggerirci chi invitare in base agli interessi dichiarati.

La domanda è lecita: vale la nostra privacy? Riguardo a ciò gli “utonti” potrebbero farsi illusioni come: “L’ho condiviso con A, B non può vederlo”, ma la realtà è che A e B sono semplici persone, e la privacy non si può circoscrivere in un social network, pertanto è inevitabile che A possa condividere con B in un altro modo - ad esempio a voce - o che la notizia di diffonda per mezzo di altra gente. È lo stesso effetto che avviene con i segreti non mantenuti, solo che in un social è meno intuitivo capirlo.

I nostri profili vengono continuamente aggiornati e le informazioni depositate in server lontani chilometri da noi: chi ci garantisce la tutela dei dati? Forse un contratto virtuale, firmato con una semplice spunta, e spesso nemmeno letto, che viene rivisto periodicamente, apportando modifiche che consentono sempre di più il loro utilizzo per vari scopi?

Il problema non è limitato, comunque, alla sola tutela della privacy, ma anche, come precedentemente citato, al cambiamento di comportamento. I giovani infatti non vedono i social network come estensione della loro vita sociale, ma come sostituito, ignorando che la controparte reale è più complessa e non si può limitare a dei semplici “Mi piace/Non mi piace” o “Fidanzato/Single”. Questa pretesa di voler creare una corrispondenza perfetta tra reale e virtuale porta anche a fenomeni come il cyberbullismo, dove l’aggressore sfrutta la schematizzazione del profilo della vittima per arrecarle danni tipici del bullismo.

Una soluzione a questi problemi, tuttavia, esiste, ed è sempre la stessa per la maggior parte dei problemi di carattere sociale: l’educazione. Le vecchie generazioni non devono rifiutare il progresso tecnologico ed estraniarsi, ma far capire ai giovani quali sono le controindicazioni. L’analfabetismo digitale degli anziani costituisce quindi un problema, poiché porta a far credere ai giovani di essere esperti nel settore e conoscere le conseguenze, mentre gli unici che possono fare un paragone con i tempi precedenti sono coloro che hanno vissuto di più.

Soltanto una reciproca collaborazione d’insegnamento tra generazioni porterà, pertanto, ad un uso più consapevole della rete e dei social network; nel frattempo nessun utente sarà sicuro, quindi sorge spontanea un’altra domanda: come mai i fornitori dei network non si preoccupano a sensibilizzare gli utenti sul corretto utilizzo dei loro servizi?

One word: awesome!

Incredibile come dei sedicenni possano creare qualcosa di così commovente. Peccato per la qualità, ma il messaggio è davvero forte, ammiro la loro consapevolezza.

Noo, image not available!

When your son will ask you about a radical change in your school and you will answer “this” with a sad face.

Noo, image not available!

Panning on Flickr.

Diciamo che per essere la prima volta che ci ho provato il risultato è passabile, dai.

Noo, image not available!

A photo on Flickr.

Quanto sono graziose le case così.

Children must be taught how to think, not what to think.